I 4 casi di studio: sintesi dei risultati principali

Analizzando comparativamente i risultati dei case-studies, sono stati posti in evidenza i modelli organizzativi top-down che nei casi dove la implementazione della telemedicina ha promosso cambiamenti interni alle organizzazioni con la creazione di cabine di regia delle prestazioni di telemedicina e la ridefinizione di responsabilità condivise, formalizzate in protocolli.

A livello di tecnologie, prevalendo le modalità del telemonitoraggio e teleconsulto, presentano devices associati a piattaforme che raramente comunicano pienamente con i sistemi informatici degli attori ed istituzioni coinvolte nel processo di delivery di telemedicina, tuttavia l’uso a tecnologie di uso comune integrano e talvolta suppliscono alle carenze comunicative delle tecnologie, particolarmente nel caso di processi di implementazione di tipo bottom-up.

A livello di struttura organizzativa, dal punto di vista operativo risulta evidente la trasversale numerosità e molteplicità di livelli professionali differenti – Medici Specialisti, Infermieri, MMG, IFeC – afferenti a differnti livelli di assistenza – primarie e secondarie – e della logica di gestione in équipe a cui si associano professionalità di differenti settori – ingegneria informatica e clinica, giurisprudenza.

Osservando la varietà e numerosità di responsabilità attribuite, l’infermiere rappresenta il professionista sanitario centrale dei processi di erogazione delle prestazioni studiate, a partire dalla varietà delle pratiche di cui è responsabil, tuttavia anche il medico viene ad assumere altre funzioni collaterali al processo – informazione e valutazione eleggibilità del paziente.

In termini di evidenze raccolte rispetto ai vantaggi dell’implementazione delle prestazioni studiate, emergono quelli di natura organizzativa ed associati al miglioramento della qualità della presa in carico e outcomes clinici del paziente, oltre che vantaggi conseguenti alla riduzione di dislocamenti (time– e cost-saving) del paziente ed accessi, inclusi non necessari, a servizi sanitari ospedalieri. Infine, il miglioramento della qualità ed efficienza della comunicazione fra professionisti sanitari, e con il paziente, favorisce anche momenti di scambi conoscitivi e di educazione sanitaria.

Dal punto di vista dei facilitatori dei processi di implementazione delle prestazioni, come accennato precedentemente, emergono la definizione di protocolli e strutture organizzative con ruoli e responsabilità condivise, oltre alla necessità di aumentare, quantitativamente e qualitativamente, attraverso percorsi formativi, l’investimento nelle risorse/professionisti sanitari da dedicare alle prestazioni di telemedicina.

Per quanto riguarda le criticità emerse, prevalgono quelle relative alla organizzazione dei servizi, o interne, e quelle percepite come esterne, più che alle questioni strettamente legate alle tecnologie in uso. Tra i fattori di natura organizzativa, i limiti della normativa esistente (privacy), le condizioni della struttura informatica locale a cui si aggiungono i limiti di design e sistemi chiusi offerti dai produttori delle tecnologie contribuiscono alla mancanza di intercomunicabilità ed interoperabilità fra gli attori coinvolti nei processi di erogazione delle prestazioni di telemedicina.

In relazione ai fattori esterni, emergono invece le resistenze ed ostacoli originati dalla mancanza di conoscenza/awarenessed esperienzatanto di dirigenti che di professionisti sanitari come di pazienti,oltre alla mancanza di condizioni di lavoro appropriate – contrattuali, incentivi economici, dotazioni tecnologiche, in particolare per gli MMG. 

Dal punto di vista operativo, le incertezze della attivazione della piattaforma nazionale di telemedicina costituiscono rilevanti fattori di rallentamento nell’implementazione e sviluppo delle prestazioni di telemedicina studiate.

Infine, la accessibilità delle tecnologie è variabilmente percepita in termini negativi, enfatizzando limiti di usabilità (poco “user friendly”) anche dipendenti da differenti livelli di digital literacy e digital divide, e definendo pratiche operatore-dipendente.